Adolescenti annoiati

La noia degli adolescenti

Sottopongo studenti di quattro classi seconde, sezione Geometri a dei test psicologici, e alla voce: Dove vi annoiate maggiormente?, trovo un gran nu­mero  di  crocette sulle voci “A scuola” e “A casa”: risposte che suonano come accuse  e  che fomentano percorsi di riflessione. La noia degli adolescenti è data da un processo endogeno, viene da dentro e costituisce la condi­zione alle più svariate forme di disagio psicologico.


« Ogni sabato sera » riferisce Thomas, filmato dalle telecamere e portato al Commissariato, « io e i miei amici ci divertiamo a sfregiare le auto parcheggiate davanti alla pizzeria. » « Perché l’avete fatto? » « Così, per noia. Lo facciamo in attesa di andare in discoteca. »

La noia è una forma di aspettativa frustrata. Una società opulenta, com­plessa, come l’attuale, offre ai giovani aspettative spropositate e i giovani ri­spondono con la passività, la noia, o con una sorta di ribellione pericolosa e distruttiva. Sono le protezioni da tutto, il continuo dono del superfluo ad au­mentare il gradiente di noia negli adolescenti. Se non si sperimenta il nuovo, si tende a vivere in modo passivo, accentuando pretese da parte degli altri e crescendo rinunciatari. Sperimentare il nuovo con intelligenza creativa, può significare combattere quel senso di noia che svilisce, appiattisce e abbrutti­sce tutto.

L’adolescente creativo è colui che fa vibrare le sue emozioni, le reinventa, le arricchisce giorno per giorno, così come si fa quando si è inna­morati. Emozionare un adolescente, significa catalizzarne le capacità, fargli emergere il suo talento espressivo, farlo vivere senza lasciarlo vivere sull’on­da di quei pochi o tanti privilegi, che la famiglia prima, la società poi, gli ha messo a disposizione.

Mi riferiva un’insegnante di lettere dell’indifferenza dei suoi studenti, quando spiegava Baudelaire e les poéts maudits, che tanto affascinavano i giovani delle passate generazioni, per quell’idea di misterio­so, di proibito, di sconosciuto, di stupefacente. Alcuni si mostravano passivi, invece altri traevano spunto dalla lezione per ampliare quella voglia di anda­re, di girare il mondo, per conoscere. I passivi erano e sono gli adolescenti senza emozioni, che lasciano alla virtualità, la curiosità per ciò che non co­noscono. Sono gli adolescenti che vediamo le prime ore di lezione, togliere faticosamente i libri dallo zaino con le palpebre gonfie di sonno e di birra della notte prima, quando il buio libera lo spazio delle virtualità e magari an­che l’occasione per inventare una nuova identità nelle chat.

Il buio è l’assen­za del giudizio degli adulti, l’autorizzazione a fare ciò che si vuole senza es­sere riconosciuti, analizzati e giudicati, pur nell’esprimere una diversità al­trove non ammessa. E invece il clima d’aula riporta i suoi diktat di successo: meglio essere seduttivi, performanti, simpatici, ironici, competitivi e magari anche carismatici, se si aspira ad essere leader.

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