Adolescenti e videogiochi

Giovani e il rapporto con i videogiochi

Quale sorta di comunicazione o relazione può esistere quando un gruppo di adolescenti si ritrovano per consumare ore davanti ai videogiochi?

Erich frequenta il primo anno del Liceo Artistico. È esuberante, porta orecchini, veste solo jeans e maglioni neri. È un adolescente aggressivo, lea­der del suo gruppo. La sua casa, una bella villa alla periferia della città, è diventata il luogo d’incontro del suo branco. La loro primaria attività è usare i videogiochi: ogni giorno ne viene usato uno nuovo, sempre rigorosamente violento, senza alcuna regola etica.

Si tratta di videogiochi, che vanno a ruba nei market di elettronica: “Carmageddon 2” è un gioco cinico, molto crudele in cui il punteggio per le corse automobilistiche è relato all’istinto più mal­vagio di colui che simula la guida dell’auto; totalizza più punti chi ha ucciso più persone tra quelle che viaggiano per la strada pedoni, mamme, bambini, anziani.

Poi, giunta la sera, Erich scende a cena con i suoi genitori. Sono in tre persone a tavola: lui, sua madre e suo padre. « Com’è andata a scuola? » « Tutto a posto. Abbiamo avuto due ore buche, mancava la prof. di mate­matica. » « Interrogazioni? » « Nessuna.»

Dieci minuti equivale al tempo per trangugiare una bistecca e un panino, bere un bicchiere di CocaCola e risalire in camera, dove riaprirà il PC o con­tinuerà con un altro gioco sulla Play-Station. Al piano terra, la sala da pranzo è già rimasta vuota: il padre in salotto davanti alla tv, e la madre a mandare SMS all’amica o all’amico.

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