La gravidanza vissuta da Vanessa

L’esperienza di Vanessa

Vanessa frequenta il terzo anno di Grafica pubblicitaria, è una ragazza con un buon talento artistico. Ha i capelli con meches rosa-fucsia e ruvidi ta­tuaggi sulle braccia. A metà anno scolastico, lascia la scuola; saluta docenti e amici e riferisce che fra un mese partorirà. Nessuno si era mai accorto della sua condizione, né lei aveva riferito ad alcuno del suo stato di gravidanza. Vanessa era la comunicatrice della classe, colei che amava il dibattito, fiera del contraddittorio, la ragazza che aveva vinto il concorso sulle “Pari opportunità”.

Ora lasciava la scuola proclamando la sua autonomia, la sua felicità nel diventare madre, senza alcun bisogno di condividere l’esperienza più toccante per una donna, col proprio compagno.
« Non so chi è il padre di questo mio bambino, ma non mi importa, perché sarà solo mio. » D’altro canto era proprio Vanessa a ribadire che oggi le donne possono osare: pensare al sesso senza amore, progettare una maternità con o senza partner, programmarla e sfidare quei limiti biologici che pareva­no, fino a poco tempo fa, davvero insuperabili. I compagni di classe di Va­nessa ascoltano, riflettono: qualcuno, sicuramente, tra loro, pensa che il ruo­lo del maschio sia periferizzato. Ma, al di là, di certe decisioni adolescenzia­li, rimane da sottolineare con vigore una grande verità a cui non sempre i giovani danno la corretta interpretazione: la sessualità è soprattutto relazio­ne.

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