Prefazione dell’Onorevole Valentina Aprea

On. Valentina Aprea, Public Authority del progetto europeo “I’m not scared”

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Di seguito riportata la prefazione dell’onorevole Valentina Aprea sulla prefazione del libro di Adriana Battaglia

On. Valentina Aprea, Public Authority del progetto europeo “I’m not scared”

Il bullismo è un fenomeno sociale che va inscritto in un quadro più ampio della “violentizzazione della società”, frutto di una caduta vertiginosa del senso dell’altro e della perdita di valori di coesione e di controllo delle regole della comunità civile. Esso si manifesta, nella fase della crescita pre-adolescenziale e adolescenziale, attraverso azioni aggressive o comportamenti di manipolazione sociale, tipici dei gruppi di pari, che vengono perpetrati in modo intenzionale e sistematico da uno o più persone ai danni di altre: lo sbeffeggiamento, la denigrazione, il sopruso e l’attacco spesso verbale, qualche volta anche fisico, nei riguardi di una persona percepita come inadeguata nelle modalità di comportarsi, relazionarsi e di declinare la propria funzione adulta. La prepotenza del bullo fa parte delle categorie dei comportamenti a rischio perché ha conseguenze dannose sottovalutate, ma viene utilizzata come modalità per emergere dal gruppo, per avere potere e controllo sugli altri, per diventare qualcuno che vale nel gruppo. Le ricerche più recenti hanno messo in luce un dato preoccupante rispetto alle conseguenze del bullismo: il 45% degli ex bulli entro i 24 anni sono condannati in tribunale per almeno tre crimini. Il rubare la merenda, farsi fare i compiti, estorcere denaro, comandare la vittima possono trasformarsi in età adulta in atteggiamenti devianti e antisociali come la rapina a mano armata, la violenza fisica e sessuale, aggressioni. Sono inoltre evidenziate le strette correlazioni tra l’essere stati vittima di situazioni di bullismo e manifestazioni di isolamento, depressione che potrebbero spingersi fino al suicidio. In una visione più ampia il bullismo rappresenta la caduta concreta dell’etica del limite e la crescita della cultura diffusa del “barare” e del “far finta”. E’ del resto evidente che il bullismo è soltanto un sintomo del malessere vissuto dai ragazzi all’interno dei propri contesti di vita: famiglia, scuola, classe, strada, gruppo dei pari, …. Da parte della comunità civile, pertanto, la risposta a questo “malessere” non può essere soltanto quella punitiva, sanzionatoria ma deve riattivarsi un circuito di ben-essere e di promozione dell’individuo. All’interno di questo complesso scenario socio-antropologico dobbiamo perciò inserire il fenomeno del bullismo e l’educazione alla legalità, che ne consegue come prima buona pratica di prevenzione. Da tale premessa nasce l’interesse e l’attenzione al fenomeno da parte della VII Commissione Parlamentare ora, in occasione della presentazione del presente volume curato da Adriana Battaglia, ma anche in altri ambiti di azione e di attività, in cui la nostra azione legislativa ha operato nel corso della attuale legislatura. La Commissione Europea ha dato avvio, con un progetto biennale dal titolo “I am not scared”, nell’ambito del Long Life Learning, ad un’azione coordinata e complessa, coordinata dall’Italia, per definire le future linee comunitarie europee per combattere il bullismo, in tutte le sue manifestazioni, e che prevede il coinvolgimento di università, istituti di istruzione secondaria, centri di ricerca in rappresentanza di nove paesi della comunità europea. Il presente volume rappresenta il traguardo intermedio di questo progetto sapientemente guidato da Adriana Battaglia, con la collaborazione di autorevoli esponenti del mondo della scuola e della ricerca, sia italiana che europea. E’ infatti la scuola il contesto sociale sul quale investire essa è il luogo privilegiato in cui si incontrano professionalità e agenzie educative in grado di far fronte al fenomeno. L’ipotesi da cui si parte potrebbe essere l’attivarsi della pro socialità e ciò richiede una “riflessione” sulla riorganizzazione del sistema scolastico e della comunità educante nel suo insieme per migliorare il clima affettivo-relazionale all’interno di essa, con un effetto positivo nell’immediatezza anche sul piano sociale, come ormai evidenziato da importanti studi e ricerche socio-pedagogiche sull’argomento. Questa importante operazione educativa e culturale riguarda certamente l’adeguata gestione istituzionale della risposta al grave avvenimento, ma in senso più ampio comprende anche la possibilità di prevenire lo sviluppo di condizioni che favoriscono il determinarsi delle prevaricazioni e delle prepotenze nella società civile. Non si tratta di un’operazione semplice, ma è inevitabile se si vogliono presidiare educativamente spazi culturali altrimenti occupati, a volte aggrediti, da competitors mass-mediatici e ambienti informatici privi di alcun mandato educativo, inconsapevoli della complessità del fenomeno, poco propensi ad approfondimenti, a favore di una descrizione sensazionalistica del gesto deviante tale da istigare alla colpevolizzazione e produrre sottocultura. E’ necessario che la scuola e la società civile tutta si facciano carico di promuovere cultura intorno alle risorse e ai rischi presenti nell’utilizzo dei nuovi ambienti informatici. Blog, Messenger, Youtube, Skype, Facebook e gli altri “social network” si sono costituiti come ambienti espressivi ad elevata e diffusissima visibilità dove comunicano gli adolescenti e non solo. Si tratta di ambienti virtuali utilizzati in modo crescente dagli adolescenti per esprimere e dare visibilità al sé. Affermazioni denigratorie, insulti, resoconti video e verbali riguardanti i propri docenti, ad esempio, trovano una straordinaria capacità di diffusione tramite il web e sempre più spesso le istituzioni scolastiche sono coinvolte in episodi avvenuti “in rete”, non a scuola, sui quali dover prendere decisioni educative ed individuare sanzioni adeguate. Un’operazione culturale intorno alla comunicazione mediata tecnologicamente non può, però, avvenire attraverso una condanna generica, ideologica, di questi strumenti che, come è noto, possono anche svolgere una funzione evolutiva in preadolescenza e adolescenza, costituendosi come uno spazio intermedio di relazione che, favorendo l’espressione di emozioni e pensieri inibiti dall’imbarazzo e dalla vergogna, agevola lo scambio e la comunicazione con l’altro. La miglior prevenzione a tali fenomeni è forse una scuola ed una società educante che sappia motivare, che tenga sempre aperta la porta del dialogo, che non escluda ma includa. E’ una società ed una classe politica che sappia far rispettare le regole e prima ancora ne sappia far cogliere il profondo significato. E’ una comunità educante che mette al centro la persona: quella dell’adulto prevaricato, nel caso della scuola, con le sue difficoltà, il suo senso di frustrazione e di “spodestamento” e quella dello studente prevaricatore, con il suo esibizionismo s-regolato, il suo distorto protagonismo venato di intenti distruttivi verso l’autorità e l’istituzione. Non bisogna mai dimenticare che tale malsano protagonismo è indice certamente anche di un disagio personale e/o di un problema psicologico, relativo al rapporto con gli altri o al conflitto con l’autorità genitoriale. L’impegno a sostenere la ricerca nel settore e a portare avanti azioni legislative atte a promuovere le iniziative pubbliche e private che possano favorire il crescere di una nuova cultura basata sul rispetto delle regole e il riconoscimento dei ruoli è un valore che, sia a titolo personale che politico, ho sempre cercato di sostenere in rappresentanza della VII Commissione parlamentare, che ho l’onore di presiedere. Per queste motivazioni ritengo che il valore aggiunto del presente lavoro sarà quello di aver contribuito in maniera decisiva ad affermare quanto sia importante, anche a livello istituzionale, la collaborazione di più parti con un obiettivo comune, ovvero combattere il bullismo. Il risultato assicura alle nuove generazioni e al nostro futuro una comunità in cui la cultura del merito e dell’impegno saranno un elemento di crescita e di caratterizzazione dell’individuo umano e civile. Roma, Parlamento, 19 gennaio 2012

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