L’ isolamento di Nicolas e le violenze subite

Jonathan viene denunciato da un compagno, per estorsione.

Il fatto si svolge in una classe prima, di un Istituto Professionale. Quindi­ci anni il bullo, quindici anni la sua vittima: Stefano. Stefano è un ragazzo in affido  presso una comunità: è stato tolto dalla sua famiglia di origine, in quanto i genitori sono tossicodipendenti, malati di AIDS e incapaci di prov­vedere all’educazione dei figli. Stefano è il figlio maggiore, Erika e Sonia sono le sorelle minori, date in affido a due famiglie.

È un ragazzo timido, sofferente, triste, affronta la scuola con imbarazzo, nonostante l’aiuto dello psicologo della comunità.
Jonathan non agisce da solo. Il gruppo dei compagni svolge un ruolo di rinforzo dei suoi atteggiamenti violenti e di sopraffazione nei confronti della sua vittima. La diffusione di responsabilità all’interno del gruppo è un mec­canismo che rende più facile l’azione di violenza, se condivisa. Jonathan passa i primi mesi a provocare costantemente Stefano con derisioni, scherzi pesanti in classe, gli appropria soprannomi offensivi, scrive sulla lavagna in­giurie nei confronti della famiglia del compagno, e poi passa alla richiesta di soldi. Stefano ha soltanto quei pochi soldi che gli vengono dati dalla comuni­tà.

I dati personologici di Jonathan rendono sempre più evidente la sua con­notazione di studente con  personalità violenta e borderline: assunzione di una identità negativa, vulnerabilità, irritabilità, suscettibilità, narcisismo pa­rossistico per la propria immagine, bisogno di autoaffermazione, di rivalsa, tolleranza della violenza e attribuzione agli altri di ogni colpa, etichettamento eufemistico dei suoi gravi atti di violenza e dei suoi reati di estorsione in “scherzi”.
« Volevo solo scherzare » riferirà il bullo quando inizia un cammino di counselling per la ricostruzione di una sua modalità di agire, nell’ottica del rispetto valoriale, emotivo, relazionale. Stefano viene picchiato durante l’in­tervallo, viene  sbeffeggiato all’uscita da scuola, taglieggiato sul pulman. Viene deriso, offeso, ferito gravemente, quando viene spintonato alla stazio­ne degli autobus, contro la fiancata di un bus in corsa. I comportamenti violenti nelle vicende soggettive dei ragazzi assumono diversi significati. In ambito giovanile si riscontrano almeno tre tipologie di violenza:
•   una violenza strumentale, come prodotto della delinquenza appresa e finalizzata ad un obiettivo (rapina, furto, scippo);
•   una violenza distruttiva e gratuita, senza senso e non finalizzata, ma con alto valore simbolico, sfocia negli atti di vandalismo;
•   una violenza ideologica, con cui si afferma l’identità propria o delle proprie idee, attraverso episodi di arroganza, aggressività, umiliazio­ne degli avversari.

Un gruppo di psicopedagogisti si fa carico dei comportamenti devianti di Jonathan e prende in carico la fragilità emotiva relazionale di Stefano. Atten­zione,  ascolto,  disponibilità  ricettiva,  presenza  significativa: elementi  del percorso di ristrutturazione del sé e delle relazioni con l’altro.

Attraverso la dinamica orientativa del counseling, si costruisce per il bullo quello spazio intermedio, “un’area transizionale” (Winnicott, 1965), per poter lavorare in­direttamente su una miglior collocazione dell’adolescente e per poter modifi­care le sue condotte, organizzando il suo comportamento in una forma ego- sintonica di rapporto con la realtà. In tal caso l’intervento di recupero di bul­lo e vittima, ha cercato di costruire ed erogare processi formativi incentrati sul significato delle relazioni e sulle interazioni di identità.

Si è lavorato sul concetto e l’interpretazione di Assertività, come stile comunicativo che per­mette al soggetto autonomia  espressiva, basata sul rispetto delle emozioni proprie e altrui, dei sentimenti propri e altrui, del modo di essere pro-attivo ed empatico, inscritto in un orizzonte di senso denso di armoniche relazioni sociali e basato sul sistema dei valori. Grande  attenzione è stata posta al gruppo: si è cercato di stimolare le dinamiche positive, di solidarietà, siner­gia e rispecchiamento plurimo, in concomitanza delle  manifestazioni a ri­schio del branco, quali il rinforzo dell’identificazione negativa, aggressività, livellamento verso il basso. Nei confronti di Jonathan gli interventi mirati al­l’inibizione del protrarsi di comportamenti aggressivi, violenti e  disattivi, vengono estesi anche alla famiglia, con sedute di “parent training”.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Share This