L’incantamento pubblicitario sugli adolescenti

Prefazione

I giovani oggi consumano meno parole e più rumore.
Il Logos è ciò che ci distingue dagli animali, l’uomo infatti è capace di creare simboli che lo liberano dalla schiavitù del dato.

Dice Figiani:
Il canto, e cioè quella serie di parole legata ad una melodia armonizzante degli abo­rigini australiani, crea il mondo e lo regge, attimo dopo attimo. (Figiani, 1984)

Il potere della parola

La parola è evocatrice, la parole è creatrice. La capacità di produrre paro­le, in greco, veniva definita poièsis, pratica e poesia, al tempo stesso, crea­zione, immaginazione, arte.
La parola crea suggestioni, immagini, emozioni. Già a partire da Eraclito (V sec A.c.), la parola creatrice era il Logos sper matikòs. E così, nella psicologia dell’età evolutiva, il bambino, già verso i tre anni di età, prova bisogno di individuare ed individuarsi, di apprendere e do­minare la realtà circostante, attraverso la conoscenza dei nomi, come proces­so di raggiungimento del primo possesso conoscitivo delle cose. La scuola, le relazioni culturali e sociali costituiranno lo strumento per implementare la conoscenza e l’uso delle parole, del  linguaggio verbale. Ma l’adolescente pare privilegiare altri tipi di comunicazione. Crescendo in un contesto ad alta densità di rappresentazioni per immagini,  televisione, videogiochi, le sue abitudini comunicative tendono a sottostare al dominio dell’immagine stessa. L’utilizzo poi dei telefonini, impone comunicazioni tramite sms in codice, ri­spondenti a bisogni di estrema sintesi espressiva, così come l’uso delle chat impone comunicazioni snelle, veloci. Non si trovano molti giovani pronti al­ l’eloquio fluido, come gusto dell’uso della parola.

Al ginnasio si studia Gorgia, forse senza emozioni per l’encomio ad Ele­na:

Gran signore è il Logos, che in minutissimo corpo, e assolutamente invisibile, porta a compimento imprese per eccellenza deputate agli dei: dato che è in grado di far cessare la paura, di portar via la tristezza, di provocare il piacere, di accrescere la pietà. Com’è che questo avvenga, vedrò di dimostrarlo. Ma và dimostrato a chi ascolta anche secondo la sua esperienza: io considero e definisco la poesia nel suocomplesso un Logos metricamente articolato:in chi lo ascolti, sopraggiunge un brivi­do carico di terrore, pietà che vuole lacrime, rimpianto che vagheggia il suo dolore; e l’animo, di fronte alla buona e alla cattiva sorte d’imprese e corpi altrui, soffre, at­traverso il Logos, come se fosse una pena sua propria. Gli incantamenti del discorso, frutto di ispirazione, ti cavano il dolore, ti danno il piacere; la forza dell’incantamen­to, fusa alle sensazione dell’animo, la strega; la convince, la sconvolge con il suo fa­scino. Due le arti che si sono trovate basate sul fascino e sulla magia, e queste sono traviamento dell’anima e inganno dei sensi. Quanti, quante persone, su quante cose, convinsero e convincono, plasmando falsi discorsi! Se tutti ricordassero tutto quanto è passato, fossero a conoscenza di ogni cosa presente, prevedessero ogni avvenimen­to futuro, il discorso, pur essendo lo stesso, non ingannerebbe allo stesso modo, mentre non è agevole nè ricordare il passato, nè indagare il presente, nè divinare il futuro; in modo che i più offrono all’anima, sulla maggior parte degli argomenti, l’o­pinione quale consigliera.

Eppure i giovani sono vittima degli incantamenti dei discorsi pubblicitari. È pur vero che il locutore non può controllare l’ampiezza, la profondità delle risonanze che il discorso può sortire nel mondo interno dell’ascoltatore, allo stesso modo di come l’ascoltatore non può controllare tutto ciò che del suo mondo interno sfugge alla coscienza, ivi incluse le risonanze che il discorso può produrre nel suo inconscio. Ma l’accogliere il messaggio pubblicitario ed il tradurlo in comportamento è l’obiettivo della grande macchina pubbli­citaria che educa il giovane ad essere consumatore. È il potere di incanta­mento della parola che rende possibile la magia della comunicazione (Fran­za, 1997).

E ancora rileggiamo Gorgia:

Basti osservare come nello spazio e nella trama del discorso si comprimano e si condensino le rappresentazioni e i relativi punti di vista, per poi straripare e propagarsi, grazie alla persuasione e ai suoi canali, i tropi, alla psiche e al mondo intero dei suoi utenti e fruitori. È appunto la parola che persuade la mente, costringe la mente, che essa riesce a persuadere, tanto da lasciarsi sedurre da ciò che viene detto, quanto ad approvare ciò che viene fatto. Quindi, chi persuade, in quanto esercita una costrizio­ne, si rende colpevole; la mente che si lascia persuadere, in quanto costretta dalla pa­rola, a torto gode malafama. Che la persuasione, insita nel discorso riesca a plasmare l’anima secondo la sua volontà è nota . Si prendano in esame in primo luogo le dis sertazioni dei fisici, che sostituendo congettura con congettura, distruggendone una, corroborandone un’altra, riescono di fronte agli occhi dell’opinione a dar corpo al­l’incredibile ed all’invisibile; per secondo, le forzature delle dispute retoriche, nelle quali un discorso, uno solo, scritto a regola d’arte ma non veritiero, provoca piacere e commuove una gran folla; per terzo, le sottili discussioni intorno a temi filosofici, nelle quali si mostra anche la rapidità del pensiero, in quanto rende facilmente mute­vole la fiducia nell’opinione.

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