Una sentenza della Suprema Corte di Cassazione per epi­sodi di bullismo (Sassari)

La corte osserva:
Con provvedimento in data […] il Tribunale per i minorenni di […], in funzione di Tribunale per il riesame, giudicando in sede di rinvio a seguito
della sentenza 15 luglio 2004 della III Sezione di questa Corte, che aveva an­nullato con rinvio, su ricorso del pubblico ministero, una precedente ordi­nanza  in data […] del medesimo Tribunale che aveva sostituito la misura cautelare della custodia in carcere emessa nei confronti di U. A. con quella del collocamento in comunità [1], ha ribadito il contenuto della prima ordi­nanza di riesame confermando l’applicazione del collocamento in comunità.

La sentenza

Il Tribunale ha ritenuto che nei confronti della persona sottoposta alle in­dagini, nei cui confronti si procede per varie ipotesi di reato commesse in danno di un compagno di scuola del ricorrente, affetto da handicap, che ve­niva costretto a compiere e subire atti di violenza sessuale, ad assumere so­stanze stupefacenti e a mangiare un panino imbottito con escrementi animali, le esigenze cautelari fossero da ritenere attenuate e che misura adeguata fos­se quella indicata.

Analogo provvedimento veniva adottato nei confronti di un altro giovane concorrente nei reati indicati.
Contro questa ordinanza ha nuovamente proposto ricorso il procuratore della Repubblica presso il Tribunale di Sassari il quale ha dedotto i seguenti motivi di ricorso:

la mancanza e manifesta illogicità della motivazione sul­l’esistenza del pericolo concreto di reiterazione del reato escluso malgrado il medesimo provvedimento impugnato dia atto dell’indole spavalda ed arro­gante del giovane sottoposto alle indagini e della circostanza che il medesi­mo abbia minacciato un teste proprio a causa del contenuto della sua deposi­zione; l’erronea applicazione dell’art. 274 lett. c del codice di rito perché il Tribunale avrebbe  escluso il pericolo di reiterazione del reato malgrado le circostanze già indicate obbligassero ad una diversa valutazione prognostica; l’erronea applicazione della medesima norma perché il provvedimento impu­gnato avrebbe fondato la sua valutazione sull’esistenza del pericolo di reiterazione del reato sulla circostanza che le indagini si erano concluse e che i familiari della persona offesa avevano adottato cautele per evitare ulteriori fatti della medesima specie.

Il ricorso è fondato.
Effettivamente l’ordinanza impugnata non ha adottato argomenti nuovi rispetto a quelli già censurati con la precedente sentenza della terza sezione di questa Corte.
Ha invece sottolineato come il giovane denoti un’indole spavalda ed arro­gante e ha erroneamente circoscritto il pericolo di reiterazione del reato al­l’ambito scolastico in cui i gravi fatti descritti si erano verificati.
Avrebbe dovuto invece compiere una valutazione globale per verificare l’esistenza di un concreto pericolo di recidivanza non circoscritto in tale am­bito.
L’ordinanza impugnata si contraddistingue poi per una singolare sottova­lutazione dell’ulteriore elemento acquisito al procedimento ed evidenziato dal ricorrente; la circostanza che nell’agosto 2004 (quindi dopo la sostituzio­ne della  misura più grave) U. A. abbia minacciato un testimone proprio a causa della sua deposizione nel processo per i fatti oggetto del presente pro­cedimento cautelare.
La decisione su questo punto è affetta da manifesta illogicità perché, in­ vece di valutare il contesto cautelare alla luce della nuova emergenza, ne trae conferma dell’esistenza delle esigenze ritenute attenuate nell’ordinanza an­nullata dalla terza sezione. In ogni caso difetta nel provvedimento impugnato ogni valutazione sulla gravità delle esigenze cautelari anche alla luce del fat­to nuovo non essendo evidentemente sufficiente affermare che la custodia in carcere debba essere applicata, soprattutto nei confronti dei minori, quando tutte le altre appaiano inidonee. È proprio su questo giudizio di idoneità che il provvedimento impugnato difetta di motivazione.

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