Spazi notturni: le discoteche

Prefazione

Una “impressione” Eurisko a proposito dei giovani d’oggi: Questa è una generazione che […] accoglie in sé i germi di una neocultura “alterna­tiva” a quella adulta, con questa essendo fermamente intenzionata a convivere. L’e­sito più inedito di questa convivenza è una sorte di alternanza tra paradigmi compor­tamentali diurni e notturni Il diurno è dominato dalla realtà, il notturno dal piacere.

 I giovani e le discoteche

Si percepisce, sotto la linea dell’apparenza quotidiana, un fermento e un’articolazio­ne di modi e di linguaggi giovanili nuovi, il cui teatro sono le infinite discoteche di tutta Italia e le vie delle città dove gli adulti non vanno. Se vogliamo tenere i contatti con lo stato nascente, dobbiamo affrontare il buio e andare a vedere cosa succede da mezzanotte in poi.

 L’osservatorio Teen Agers Eurisko, qualche tempo fa, diffondeva questi dati: in un anno un terzo dei morti in incidenti stradali e la metà dei feriti sono giovani tra 15 e 25 anni. Oltre 4.000.000 sono i frequentatori settimana­li delle discoteche, i sequestri di ectsasy sono più che raddoppiati in un anno. Negli anni del mio lavoro in veste di Preside, ho dedicato veramente mol­to tempo, ascolto ed accoglienza ai genitori dei miei studenti, in quanto sono profondamente convinta che la famiglia abbia un’importanza essenziale nel processo educativo dei figli, specialmente quando il figlio è un adolescente che vive nel suo complesso microcosmo, una realtà in cui si sovrappongono motivi di conflitto, di insicurezza, di turbamento, legati ai processi di trasfor­mazione psico-fisica.

Ho ascoltato sempre i miei studenti, ho accolto le ri­spettive famiglie e ho colto differenze profonde nel modo di educare, di ac­cettare, di amare i propri figli. Ho conosciuto genitori responsabili, vigili, premurosi; altri con atteggiamenti di invadenza ossessiva, altri ancora stizziti se la scuola li invitava ad un colloquio. Padri e madri che, come i loro figli adolescenti, vivevano il tempo come puro evento, senza collegamento con il prima e senza progettualità futura, quasi sospesi in un vuoto etico. Ed erano quegli stessi genitori, sempre pronti a difendere il figlio che fumava spinelli, che si impasticcava, o la figlia sanzionata perché entrava in classe con i jeans appena sopra il pube, strafottente, che rubava il cellulare alle amiche, che ri­spondeva con arroganza ed estrema volgarità al docente, che interrompeva la gravidanza due volte all’interno dello stesso anno scolastico.

È un inviolabile diritto-dovere quello di educare i figli, ma spesso alla scuola si rende una de­ lega totale in questo campo. È un diritto-dovere, sancito dall’art. 30 della 2Dal Convegno Nazionale: Mass Media, teen-agers e relazione educativa. Centro Con­gressi Cariplo Milano, 98. Costituzione e sottolineata nell’esortazione apostolica “Familiaris consortio” del Papa amico dei giovani, che è stato Giovanni Paolo II: Per educare bene i propri figli occorre andare oltre i propri figli come espressione di sé, occorre partecipare con amore alla missione profetica, sacerdotale e regale di Gesù Cristo e della sua chiesa. Ho conosciuto famiglie iperprotettive, incapaci però di orientare alla vita i propri figli, altre famiglie autentiche tese a prospettare con semplicità, ma con convinzione quei valori che garantiscono i giovani da sbandamenti, pro­ motori di una cultura del gioco e della vita opposta ai disvalori della tra­sgressione e dello sballo.

La famiglia è archetipo di ogni responsabilità di un individuo verso l’altro, in una cornice di moralità. A questo proposito Jung riferiva: Non c’è nulla che agisce in modo più devastante sui figli della vita non vissuta dai genitori. (Jung, 1946)

La pedagogia contemporanea dice dei giovani che sono una generazione senza padri né maestri, una moratoria esistenziale senza senso. Dice bene chi afferma che, nonostante appaiano invincibili le influenze dei mass-media e dei costumi sociali, l’eredità che passa da una generazione all’altra è molto più di quanto i mass-media riescono a cogliere. Essere genitori è relazione unica ed insostituibile con i figli, che crescono come uomini in quanto speri­mentano nelle relazioni familiari la dimensione dell’amore, della dedizione, dell’affetto gratuito. La crisi adolescenziale è una sfida all’intelligenza e alla sensibilità degli adulti, perché induce ad inventare nuovi equilibri, nuove ri­ sorse, mette a dura prova, obbliga al confronto con carenze e insoddisfazio­ni, mette in discussione valori, ferisce i sentimenti e delude le attese.

Qualche tempo fa, venne organizzato a Milano un significativo Convegno “Essere genitori da mezzanotte in poi”. Riporto l’introduzione3 del Dr. Ri­chiedei, allora Presidente Nazionale dell’Associazione Genitori: I tempi dell’evasione sono penetrati nella notte, sono sorti ambienti misteriosi come le discoteche, vi sono quartieri appositi deputati al gioco e allo svago, è possibile uscire dalla realtà e navigare nei mondi virtuali di internet e delle nuove tecnologie. In questo scompiglio di tempi e di spazi, i ragazzi si avventurano volentieri, si allon­tanano dagli adulti, e questi ne sono sorpresi, preoccupati soprattutto perché quei mondi sono a loro sconosciuti, non ne possiedono le mappe né i punti di riferimento, che evitino ai giovani di smarrirsi o di fare cattivi incontri.

Le famiglie si trovano Lettera del Presidente Nazionale dell’Associazione Genitori, Dr. Richiedei in “Essere ge­nitori da mezzanotte in poi”. Convegno Carialo, Milano 98. Combattute tra l’accettare le novità ed adeguarsi, oppure tentare di opporsi a fenome­ni che appaiono pericolosi e in non pochi casi drammatici. Cresce la preoccupazione nella notte più si allungano i ritardi, si è sempre più logorati dai sensi di colpa per quanto non si fa o non si riesce a fare. In altri momenti ci si convince di dover dare più fiducia ai figli, ma non si riesce a identificare il confine tra responsabilizzazione e opportuna irresponsabilità, tra vigile premura o invadenza ossessiva . Sorge in tutti la domanda: “che fare”? Del come essere appunto genitori da mezza­notte in poi. Alle spalle non abbiamo né tradizioni, né indicazioni con cui confron­tarci. Si tratta di una delle tante sfide della società attuale che sempre ci prende alle spalle e ci trova impreparati e senza riferimenti. Intanto le cronache riportano fatti tragici, basti accennare ai morti per droga o per incidente stradale per cui molti chie­dono soluzioni drastiche di contenimento dei fenomeni. Altri non vogliono ignorare gli aspetti positivi e puntano tutto sulla capacità dei figli di attraversare indenni i ter­ritori impervi dei suoni assordanti, dello stordimento, della tentazione di provare l’incognito e di confrontarsi con il pericolo.

Noi, con questo convegno abbiamo voluto anzitutto ritrovarci “da genitori tra educa­tori” per affrontare il nuovo dalla nostra prospettiva, raramente presa in considera­zione nei dibattiti. L’educazione familiare può concorrere alla ricerca di nuove modalità comu­nicative e dei valori fondamentali capaci di facilitare esperienze di condivi­sione nella comunicazione fra adolescenti e adulti. In definitiva l’educazione familiare può concorrere allo sviluppo di condizioni nelle famiglie, per ren­dere gli ambienti facilitanti. Un ambiente “facilitante”, che gli adulti possono mettere a disposizione degli adolescenti risponde ai bisogni di ascolto, con­trollo e identificazione dei più giovani.

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