Gruppo – Branco – Babygang

Prefazione

Olweus ha ricondotto il fenomeno della sopraffazione, aggressività, pre­potenze agite in ambito scolastico ad una questione di democrazia: ogni stu­dente ha il diritto di vivere bene il tempo scuola e la scuola in senso lato, come ambito empirico di crescita e maturazione personale; ogni studente ha il diritto di sentirsi sicuro nel luogo scuola, e non sperimentare vissuti di paura, di angoscia, di prevaricazione, di ricatti all’interno di un clima di peri­colo e incertezza, dove arrogano diritto di cittadinanza: gli aggressivi, i vio­lenti, i bulli con i rispettivi comportamenti di prevaricazione e di illegalità.

Gruppo – Branco – Babygang

Considerato che, ogni studente compie nella scuola le sue prime esperienze forti di vita sociale, e tenuto conto che la scuola è la prima istituzione pubbli­ca in cui si esperisce il significato e l’essenza di legalità, è facile sottolineare come sia importante  l’elaborazione dell’identità e dell’appartenenza per lo sviluppo dei singoli e della società, soprattutto al fine della ricostruzione del concetto di ethos civile che diviene ogni giorno più fragile. Tra i valori gran­di quali espressione dei diritti umani, chiamati in causa per contrastare l’in­stabilità e il disagio di questa nostra società densa, sono: democrazia, legali­tà, pace, libertà, lavoro, intercultura.

Occorre saper vivere questi valori e te­ stimoniarli ed essere fieri delle aperture normative che li rendono più fami­liari alla vita scolastica.

In un convegno sulla prevenzione educativa legata allo sviluppo della cultura della legalità, Luciano Corradini, si è espresso in questo modo:

Bisogna convincere, bisogna formare le coscienze dei giovani orientandole alla eti­cità-legalità: non c’è altra strada, non c’è altra speranza. Una società che non solo la­scia circolare, ma suggerisce con forza l’idea che i veri valori sono l’individualismo possessivo, la ricchezza, il potere, il prestigio esteriore, il godimento, l’egoismo in generale, e che i furbi, le persone interessanti sono solo i ricchi, i potenti, i famosi, le persone con un’intensa vita sessuale, che la vera riuscita è il successo, è una società intensamente criminogena. (Corradini, 1998)
Si sostiene l’idea di filiera di rete tra scuola ed extrascuola per educare alla democrazia e alla legalità. Penso, per fare un esempio sul terreno della lotta alla corruzione, alla istituzione di una agenzia simile alla ICAC austra­liana (cioè di una società ad alta cultura civica). Si tratta di una commissione amministrativa, del tutto indipendente dal potere esecutivo che ha, fra l’altro, il compito di educare e consigliare organi pubblici, funzionari pubblici e col­lettività sulle strategie di lotta alla corruzione e il compito di educare e dif­fondere nel pubblico informazioni  sugli effetti pregiudizievoli dei fatti di corruzione e sull’importanza di preservare l’integrità della pubblica ammini­ strazione, nonché il compito di sviluppare, organizzare, controllare, condurre o partecipare ai programmi educativi e di consulenza.
Grande è il vantaggio che viene dalla diffusione di standard etici condivi­ i: le convenzioni etiche facilitano enormemente l’applicazione della legge. In una società in cui la maggioranza delle persone non è già sostanzialmente onesta, diventa difficilissimo far rispettare anche le leggi migliori.

Infatti, diventa necessario moltiplicare in maniera spropositata le risorse nei settori della magistratura e dell’ordine pubblico, e poiché anche i poli­ziotti e i magistrati, in una situazione simile, sarebbero probabilmente corrot­ti, il problema sarebbe comunque quello di fare in modo che almeno questi siano onesti; senza etica il sistema non potrebbe funzionare o, meglio, potrebbe anche funzionare, ma con costi altissimi e risultati decisamente bassi.

La società in cui viviamo noi, la società dei nostri giovani è di scarsa tenuta morale, in quanto è venuta meno l’adesione sociale ai principi fondamentali di ogni “ordinata” convivenza. È molto in crisi, oggi, il “contratto sociale” tra Stato e cittadini. La corruzione aumenta, è pervasiva. E nel campo etico- morale, gli effetti della corruzione sono ancora più sconvolgenti.

Le conside­razioni, le riflessioni che, a proposito dell’educare alla responsabilità civica, alla legalità, all’etica, provengono dalla cultura laica convergono sempre più con quelle provenienti dal modo cattolico.

Il gruppo dei pari diventa progressivamente il più importante laboratorio sociale per gli adolescenti. Le relazioni stabilite in precedenza sono destinate a cambiare in virtù dei nuovi fatti che caratterizzano la piena adolescenza.
Nel gruppo, cioè in un contesto amichevole e relativamente protetto, l’adole­scente sperimenta nuovi modi per rapportarsi con gli altri e mette a punto di­verse strategie per entrare in contatto con l’ambiente sociale che lo circonda. Il gruppo informale, in questo momento del percorso evolutivo individuale, si configura come una modalità per rispondere ad esigenze di sicurezza su­scitate dall’allargamento degli orizzonti cognitivi ed emotivi che il soggetto sperimenta.

Il comportamento, violento, in molti casi rappresenta una rispo­sta strutturalmente strumentale ad un  pericolo di diminuzione o perdita di prestigio, la paura dell’inconsistenza di status da parte del leader del gruppo motiva la necessità di un dispiegamento rituale del proprio potere, atto ad ac­quisire il riconoscimento dovuto.
Recenti concettualizzazioni di orientamento psicoanalitico hanno centrato l’attenzione sul rapporto tra agito deviante e difficoltà nel processo di defini­zione dell’identità e di inserimento sociale, interpretando l’atto aggressivo come segnale di un ostacolo nella realizzazione dei compiti evolutivi. È come se l’agire in gruppo esonerasse i minori dal considerarsi completamen­te colpevoli,  per quanto attuato. La scelta di un agire di gruppo, potrebbe confermare, in questo senso, che il minore, cosiddetto deviante, non si muo­ve al di fuori di cornici normative ma, proprio perché le assume a orienta­mento di condotta, esplica in seguito strategie di autoesonero, volte a costrui­re coerenza fra ciò che intende fare e quello che ritiene possibile sotto il pro­filo delle attese sociali.

Nella progressiva ridefinizione dell’identità persona­le, l’esperienza di gruppo è il contesto di costruzione o rielaborazione delle competenze sociali. Alcuni dispositivi che caratterizzano la vita di gruppo, quali il senso di appartenenza, asimmetrie di competenze e conoscenze, complementarietà di ruoli, competitività, cooperazione in relazioni a scopi condivisi, dispute, negoziazioni di scopi e di mezzi, autoregolazione, istitu­ zione di norme e di sanzioni e così via, possono tradursi in altrettante risorse formative. La rete di relazioni del minore dovrebbe ampliarsi oltre le figure di adulti aventi ruoli professionali ben definiti. L’educatore può inserirsi al­l’interno di gruppi naturali o aggregazioni spontanee contribuendo a ridefi­nirne dinamiche interpersonali e tavole di valori. Egli può, anche costruire gruppi inediti intorno alla sua figura e catalizzare nuove aggregazioni intor­no alle sue proposte o i suoi progetti. Se l’educatore viene riconosciuto come leader naturale del gruppo, ovviamente le sue proposte faranno più facilmen­te presa sui ragazzi e i processi educati vi si svilupperanno in modo più rapi­do ed efficace. Più frequentemente però si tratterà di stabilire una relazione privilegiata con i leader di un gruppo  naturale per acquistare progressiva­mente credibilità e legittimazione agli occhi dei membri del gruppo e degli aggregati.

Si tratta di impostare una linea educativa che abbia come obiettivi:
-partecipazione e comprensione emotiva comportamenti prosociali
-assertività
-autocontrollo
-buone capacità comunicative soluzione di problemi sociali
-il senso del limite
-l’empatia.

Quasi quotidianamente i fatti di cronaca parlano di baby gang.

Come ha citato Postiglione:

I ragazzi appartenenti alla baby gang hanno tutti dei tratti in comune. Passano molto tempo per scegliere come vestirsi, perché il look è fondamentale, giocano spesso ai videogiochi e questo favorisce la perdita di contatto con il mondo reale, hanno il culto del corpo e della forma fisica, sono piuttosto distratti a scuola e il telefonino rap­presenta l’oggetto più importante da possedere. Sono ragazzi annoiati, a volte ag­gressivi, che si riuniscono “per svagarsi e divertirsi”. Ascoltano molta musica, soprattutto quella di tendenza, praticano molto sport, ma leggono poco. (Postiglione,2000)

Aggiunge Cohen, a proposito di gang:

Accanto alle baby gang maschili, ci sono anche quelle femminili, il cui livello di pe­ricolosità viene del tutto sottovalutato, mentre, ad esempio in Francia, la reazione d’allarme è già partita. Ancor più dei maschi, le ragazze, quando vengono arrestate, tendono a confessare immediatamente la ragazzata, senza ammettere che i loro gesti possono essere dei reati, anche perché come bottino degli assalti ci sono quasi sem­pre oggetti di scarso valore. (Cohen, 2000)

E a proposito dello schema organizzativo della banda, De Luca scrive:

Il metodo di azione di queste bande segue uno schema ben preciso: prima, si svilup­pa una lite con la vittima, esplicitando un’aggressione verbale, poi vengono le mi­nacce e si passa alle percosse vere e proprie, il tutto con un ritmo estremamente rapi­do che crea una situazione di terrore e panico per la vittima. (De Luca, 2000)

I mass-media riportano ogni giorno casi di bullismo.
Qualche tempo fa, una notizia radiofonica riferiva di una ragazza inglese di ventitré anni, Sophie Amor, che aveva ottenuto 20.000 sterline di risarci­mento danni per essere stata vittima di bullismo, quando frequentava la Wa­les School, a Blaenavon, nel Galles.

La ragazza aveva sostenuto di aver tra­ scorso anni tremendi: ingiurie, molestie, sputi, percosse, scherzi pericolosi; tentò il  suicidio ed ebbe una gravissima depressione. Intervistata disse: « Ogni giorno  avevo il terrore di andare a scuola, alcuni miei compagni mi sputavano addosso, mi schernivano perché ero grossa e passando tra i corri­doi c’era sempre qualcuno che si buttava contro di me, ridicolizzandomi e picchiandomi. »

Un’altra notizia radiofonica citava l’assassinio di una ragazzina di 13 anni uccisa da un suo coetaneo che le voleva sottrarre un lettore mp3. Il luo­go dell’omicidio è una piccola località della Germania Est. La scena dell’o­micidio è un’area desolata di Anaberg, dove sorge un ex fabbrica in disuso. Il  ragazzo, che per un intero anno aveva avuto atteggiamenti da bullo nei confronti della sua vittima, ha ucciso la compagna, ha cercato di occultarne il cadavere, ricoprendolo con dei detriti recuperati nei capannoni limitrofi.

Il fenomeno del bullismo trova in Giappone la sua massima espressione: è allarme sociale. In un solo giorno due ragazzi si sono suicidati dopo che erano stati ripetutamente aggrediti e minacciati violentemente dai compagni di classe.In un paese che ha uno dei più alti tassi di suicidio al mondo, oltre 30.000 casi solo nel 2005, quella dei giovanissimi sta diventando un’emergenza nazionale. È intervenuto anche il Ministro della Pubblica Istruzione Bunmei Ibuki istituendo commissioni di studio per questa emergenza.

Nel mondo degli adolescenti sta dilagando il cyber-bullismo: non solo en­tro confini di tempo, ma anche di spazio. Uno studio effettuato dall’universi­tà della California di Los Angeles ha rilevato che il 75% dei 1454 ragazzi monitorati su un sito per teenager ha subito atti di cyber-bullismo. Il 41% de­gli intervistati ha dichiarato di essere stato coinvolto in episodi di bullismo che va dai quattro ai sei episodi annuali, mentre il 19% ha dichiarato di aver subito sette o più attacchi via web.

Sono casi di e-mail o sms di minaccia, pubblicazioni di foto imbarazzanti e compromettenti nei più noti portali di social networking4.
Anche nel nostro paese, gli episodi di cyber-bullismo si stanno intensifi­cando e assumono dimensioni parossistiche e preoccupanti.

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